9 febbraio 2017
Il messaggio del Presidente di A.I.A.F. – Non t’azzardare, Riccardo Sanna, all’evento “Non giochiamoci il futuro…” presso il Pontificio Oratorio di San Paolo in Roma.

Buonasera a tutti e grazie di essere qui.

Cinquanta passi separano il portone delle nostre case dal punto scommesse più vicino. Cinquanta passi – né uno in più né uno in meno – e si è lì, col naso già a respirare la “fortuna”. Così come ne bastano appena sessanta per arrivare all’edicola di fronte, settanta per il tabaccaio e… “giusti giusti” ottanta per entrare nel primo bar.
All’interno del punto scommesse si gioca d’azzardo, ma anche nell’edicola di fronte si può giocare; lo si può fare pure dal tabaccaio e perfino al bar. Sì, un concentrato di giochi patologici in pochissimi metri quadrati (attenzione, parlo dei giochi che ormai sono patologici e non delle persone malate…). Ogni passo rappresenta una “dose di gioco” da scansare con forza e coraggio. Mi riferisco ad un combattimento senza fine oggi in Italia: il gioco d’azzardo imbarbarito.
Per un cittadino non sono i passi che stancano ma i subdoli tentacoli che strizzano la mente. Sono i messaggi – devastanti e posti in ogni dove – che invitano in continuazione a giocare, fino a risucchiare nella trappola della compulsività.
Una “dose di gioco” sregolata può essere fatale; può significare sprofondare nel baratro, morire.
Possibile che non importi a nessuno?
Possibile che le nostre Istituzioni non si rendano conto di quanto pericolosi siano diventati i passi, di come – camminando semplicemente per strada – il cervello venga sottoposto ad un bombardamento incessante e vergognoso? Mancano respiro e libertà: è così che si crea disabilità!
Acquistiamo il giornale all’edicola di fronte casa nostra e i nostri occhi, lo sguardo, i pensieri vengono inevitabilmente rapiti da un gioco d’azzardo malato: via via si susseguono offerte dall’alto verso il basso, da sinistra a destra; colorate, ammalianti e diaboliche. I nostri occhi, lo sguardo e i pensieri smarriscono l’equilibrio in un solo attimo: traballano, barcollano, vacillano. E poi cadono…
“Gratta, siamo qui per te!, tanto lo sappiamo che prima o poi metterai mano al portafogli. E’ soltanto questione di tempo…“.
Di un altro tempo, invece, avremmo bisogno. Di quel tempo chiamato tranquillità…
Abbiamo urgenza di fare piccoli passi, camminando e passeggiando quietamente senza che l’uomo nero – coperto da vili maschere e falsi sorrisi – piombi a sbarrarci la strada.
C’è l’esigenza di essere lasciati in pace…
Quella che vi ho appena letto è una della tante lettere che noi di A.I.A.F. riceviamo quotidianamente; poi c’è Chiara che con il 10&Lotto ha devastato la propria vita, c’è Michele il cui unico miraggio è la grossa vincita per fuggire dal nostro paese ed aprire un bar ai Caraibi perché qui l’unica alternativa è azzardare sul proprio futuro: illusione…C’è Antonella preoccupata per il figlio diciottenne e per il marito che passano il fine settimana incollati al susseguirsi dei risultati di calcio, innervositi perché l’arbitro al 92° ha assegnato un rigore inesistente.
Questo per noi è azzardare sulla vita delle persone: uno Stato che decide di intraprendere una strada piena di curve pericolose è uno Stato che prima o poi rotolerà nel burrone. C’è bisogno di investire sul lavoro e non di puntare su rosso&nero con la falsa speranza di poter poi intravedere un po’ di luce alla fine del tunnel.
Attenzione: la compulsività dell’individuo che gioca è conseguenza di politiche sociali sbagliate dove conta solo ed esclusivamente l’apparire e non l’essere. Una società schizofrenica, quindi profondamente confusa.
L’Italia è un paese di scommettitori, di questo non possiamo, né dobbiamo dubitare, ma uno Stato che sostiene unicamente questo tipo di “cultura” non può essere considerato serio.
Siamo convinti che la strada dei finanziamenti dei concessionari dell’azzardo a realtà sportive giovanili sia una strada impraticabile e inaccettabile. 95 miliardi di euro giocati in Italia nel 2016 sono la cifra di una disperazione di milioni di persone che si ammalano, di famiglie distrutte. Lo sport è sano quando ci si confronta in campo lealmente e quando politiche illuminate dispensano fondi in modo economicamente ragionato ed eticamente orientato, come per tanti anni si è saputo fare. Lasciare sul lastrico persone e famiglie e pretendere, con i soldi del gioco d’azzardo legale, di promuovere politiche culturali è quel doppio legame a cui noi di A.I.A.F. insieme all’Oratorio di San Paolo diciamo no.
Senza opportunità di lavoro e senza Cultura un paese muore, senza prospettive un paese muore ed è per questo che noi di A.I.A.F. stiamo cercando di intraprendere altre strade che possano regalare serenità e sorrisi ai nostri figli.
Siamo felici questa sera d’essere qui con voi per presentarvi il nostro progetto “Non giochiamoci il futuro…” e insieme le maglie con il logo “Non t’azzardare”, che quattro squadre del San Paolo Ostiense indosseranno: prima volta in assoluto nella storia del calcio mondiale. La nostra speranza è che il progetto “Non giochiamoci il futuro…” rappresenti un modello per altri oratori in Italia.
Grazie.

Riccardo Sanna

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