21 novembre 2017, abbiamo fatto un anno.
 
Siamo nati così, per voglia, impegno, dolore, riscatto e orgoglio. E un po’ per sfida. Sfida verso chi fa a brandelli pelle e anima di altri.
Gestazione lunga, più o meno quella di un elefante e di un elefante abbiamo perseveranza e coraggio: non c’è topolino che ci terrorizzi.
Un anno fatto, dunque.
Fatto di persone, idee e azioni. Di dolori e speranze.
Eravamo in due, poi siamo diventati sei.
Ci siamo guardati negli occhi, abbiamo condiviso obiettivi, scelto il come, spartito i compiti: ci siamo descritti e riassunti in uno Statuto, primo atto formale dell’Associazione.
E prima ancora ne abbiamo scelto il nome, scovandolo tra timore e coraggio, un imperativo – Non t’azzardare – blandamente minaccioso, intenerito dal logo – figura calda e amorevole di padre e madre a proteggere il figlio.
 
Abbiamo iniziato racimolando denaro tra noi, questuando senza vergogna – anche fuori dai punti scommesse! – e rimettendo da subito in circolo ciò che proveniva dal nostro lavoro.
Qualche bambola, una roulotte, tante coperte e altro per le persone sfollate dopo il terremoto dell’autunno a Cascia, in Umbria. 
 
Vestiti da Babbo Natale abbiamo atteso le feste per le vie del centro di Roma, aperti al mondo per divulgare Noi e mettere gli altri in guardia dal nostro nemico.
 
E con l’anno nuovo un susseguirsi di impegni: l’evento presso il Pontificio Oratorio S. Paolo, che prevedeva una serie di incontri e tavole rotonde con esperti e testimoni, culminato nell’intenso racconto del nostro più giovane associato, oggi appena maggiorenne, del suo calvario di malattia iniziato a quindici anni, di quello di sua madre che non lo abbandonava e della loro vittoria sull’azzardo. E accanto a questo la gioia del nostro logo sulle maglie dei piccoli grandi campioni delle squadre del San Paolo Ostiense, prima volta in assoluto nella storia del calcio.
 
L’incontro con i migranti ospiti dell’Intercasa Gea Onlus di Montefiascone, anch’essi in molti risucchiati nel vortice di macchinette e scommesse.
 
E ancora “Viterbo a colori“, la festa dove tra giochi e coup de théâtre abbiamo rappresentato lo strazio e la fatica di campare con l’azzardo e raccontato vite nuove e serene.
 
E l’ostinazione – alla fine premiata – di alcune sacrosante richieste: la partecipazione al Tavolo del Volontariato della ASL di Viterbo e l’inclusione nel Progetto per la formazione di Gruppi di Auto Mutuo Aiuto nella stessa provincia; e di poche settimane fa l’ennesima istanza presso il Ministero della Salute affinché la nostra Associazione sia presente all’interno dell’Osservatorio Nazionale per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave e possa fattivamente collaborare portando esperienza e contributo di noi tutti.
 
E gli incontri nelle parrocchie, uno fra tutti quello presso la San Josemaria Escrivà con i ragazzi del catechismo, evento che quest’anno sarà replicato con i genitori.
 
E momenti deliziosi, leggeri e importanti assieme, come la lettera di congratulazioni indirizzata ad AIAF dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per “l’impegno profuso nel combattere questo grave problema e l’esposizione della maglia con il nostro logo fra i mille cimeli del Museo del Calcio Internazionale di Roma.
 
Ancora, la costante sinergia con A.I.A.C. Lazio, collaborazione antica e mai esaurita, sostegno importante di idee e progetti, fra i quali – ultimo in ordine di tempo – un importante accordo con la Casa Circondariale – Roma Rebibbia.
 
In cantiere la cooperazione con il I Municipio di Roma per la realizzazione del progetto “In-Formare ZerOtto” che prevede il coinvolgimento di genitori di bambini molto piccoli in un percorso di informazione e sensibilizzazione circa il fenomeno azzardo.
 
E poi, date le numerose richieste di aiuto, abbiamo pensato fosse necessario attivare 24h24 la linea diretta telefonica AIAF, dove a turno i nostri associati accolgono, consigliano ed indirizzano chi chiama alle varie strutture pubbliche competenti.
 
Tanto abbiamo scritto e divulgato in quest’anno, con il pensiero rivolto soprattutto alle fasce più fragili della popolazione – giovanissimi e anziani – maggiormente esposti rispetto ad altri al rischio azzardo.
Tanto abbiamo fatto, il di più ci resta da fare: continueremo superando gli ostacoli e traendo energia dalle conquiste e dai successi ed imparando anche da piccole grandi delusioni.
 
Abbiamo fatto un anno, eravamo in due, poi siamo diventati sei. Oggi siamo più di cinquecento…
 
A.I.A.F. – Non t’azzardare
 
 
 

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